Rapida Food

In Mexico there are many varieties of snacks that are available at any time day or night. They call it “Comida Callejera” (Street Food) and it is sold by street vendors, often from a portable makeshift stall. Comida Callejera is meant as a fast and convenient finger food that is more affordable than a typical restaurant or supermarket.Although some of the offerings span entire regions and others the entire country much of the street food culture in Mexico is based on local dishes and have not spread beyond their places of origin.

Interview by Luca Ciambellotti

EL MIRADOR: OSTINATO NON RIEDUCABILE. INTERVISTA A MAURO CORINTI,

di Luca Ciambellotti

Pensi sia più facile lavorare all’estero che in Italia?

Credo sia difficile lavorare in generale! In Italia la questione si complica quando si cerca di proporre qualcosa di nuovo. Il Paese è ancora in una fase transitoria, con l’editoria a cavallo fra cartaceo e multimediale; si fatica a smuovere quel meccanismo di giornalismo partecipativo capace di sostenere finanziariamente progetti fotografici indipendenti. Il panorama fotografico italiano è talentuoso e giovane, nonostante l’insieme dei meccanismi selettivi che generano una catena infinita di ostacoli che ogni fotografo deve essere in grado di superare per continuare nel proprio lavoro. All’estero il metodo di valutazione è differente, forse meno superficiale… Resta sempre complicato competere e inserirsi professionalmente, tuttavia sono riuscito a ritagliarmi un mio spazio nell’editoria messicana ed è stato soprattutto gratificante offrire un’interpretazione personale nella quale gli editori si sono riconosciuti.

L.C: Mauro Corinti, trent’anni, abruzzese di nascita, studi di fotografia a Roma e attualmente diviso tra l’Italia e il Messico per un progetto, come dici tu, di “lunga durata”. Come è stato fotografare per Voices from Italy la tua terra d’origine in un momento in cui la tua attività professionale si svolge soprattutto in Messico?

M.C: In verità sono nato e cresciuto in una piccola frazione nelle Marche, a pochi chilometri dall’Abruzzo. Da casa riuscivo a vedere i rilievi delle montagne Gemelle e la catena montuosa del Gran Sasso all’orizzonte. Un territorio affascinante, simile a un paesaggio alpino che degrada fino al mare, mescolandosi con le Marche e generando lungo quella linea immaginaria una sorta di tradizione comune, tipica delle realtà di confine. Alla fotografia invece mi sono avvicinato dopo aver lavorato per alcuni anni a progetti nei settori dell’immigrazione e del disagio sociale a Roma e nel bolognese. Solo dopo quest’esperienza ho avuto l’esigenza di uno sfogo, di dominare le emozioni o semplicemente quella sensazione chiamiamola di burnout. Dopo gli studi alla Scuola Romana di Fotografia ho deciso di pianificare un viaggio lontano da tutto quello che già conoscevo, una sorta di master intensivo e così è nato il progetto in Messico.
Per quanto riguarda invece il progetto Voices per la regione Abruzzo, proposto dal collettivo MICRO, ho accettato subito con molto entusiasmo e una sincera voglia di riscoprire il mio paese, sviluppando una visione fotografica specifica di una regione che stava appena uscendo dal dramma del terremoto. Per me la parte più complicata senza dubbio è stata trovare, fra i temi assegnati, una linea guida che non cadesse nel banale, perché credo che il compito di un osservatore attento sia proprio di trovare una chiave di lettura, una giusta interpretazione.

Lasciare l’Italia è stato un impulso o una scelta professionale ragionata? E in Messico a cosa stai lavorando?

Le scelte impulsive in qualche modo avviano quel meccanismo che obbliga a riflettere per trovare una soluzione utile, dunque sono passato dall’impulsività a una soluzione ragionata. Il progetto in Messico è stato ispirato dal desiderio di realizzare un lavoro indipendente su un Paese che suscita in me da sempre grande curiosità. Ho iniziato a scavare per conoscerlo meglio. Il Messico è considerato uno dei classici luoghi “complicati” fotograficamente parlando, ultimamente anche a causa dell’incredibile ondata di violenza generata della guerra tra i cartelli della droga nel nord del Paese, ma anche e soprattutto per una mala reputazione che con il tempo ha associato il mezzo fotografico a un concetto scomodo e pericoloso, dunque il paese non si lascia scoprire molto volentieri. Ho scelto quindi di lavorarci partendo dall’inizio, ovvero dallo Stato del Chiapas, conosciuto forse solo per i movimenti militarizzati delle EZLN e per le numerose comunità indigene Maya presenti. Ho trascorso gli ultimi due anni collaborando con diverse riviste e quotidiani messicani, alcune testate italiane, trattando e proponendo temi d’attualità. In costante evoluzione e ricerca fotografica mi sono sforzato di delineare i contorni e il carattere della regione, e posso dire con soddisfazione di essere giunto quasi alla conclusione di questo lungo ed estenuante lavoro.

Che importanza ha il reportage nel tuo lavoro, come lo vedi e come lo vivi?

Il reportage rappresenta un efficace linguaggio in continua evoluzione stilistica. Nel lavoro lo vivo in maniera positiva, grazie anche alle numerose applicazioni che abbiamo a disposizione oggi offre davvero la possibilità di produrre e proporre documentari di qualità.


Vorrei che mi dicessi, anche attraverso una metafora, cosa è per te la fotografia…

Passione e testardaggine! Credo siano sufficienti questi due termini, dove la passione sta per l’anima che ti spinge ad avvicinarti a questo mestiere, accettando spesso tanti, troppi compromessi e la testardaggine per l’incorreggibile ostinazione che continua a spingerti in questa direzione.

Il progetto Voices from Italy si è da poco concluso con la pubblicazione della sezione dal tema: “The Italian Miracle” di cui tu, per l’Abruzzo, hai dato un’interpretazione velatamente ironica: la sede di un partito politico, la Lega nord, ospitata in un container. Suggestivo come miracolo italiano, non trovi?

Da troppo tempo l’Italia è l’interpretazione velatamente ironica di se stessa. Assistiamo quotidianamente alle contraddizioni di una politica teatrale proiettata in mondovisione senza la minima vergogna. Ho scelto quella foto perché oltre a rispecchiare l’animo spartano della Lega nord rappresenta anche il paradosso della crescita del consenso elettorale nel centro-sud italia: sostegno a progetti “italici” per l’indipendenza padana; un partito italiano secessionista che riesce a riunire e rappresentare la maggioranza del paese!

Paratissima2010

PARATISSIMA 2010, From 3 to 7 November, San Salvario – TURIN- Italy

For the sixth consecutive year, Gruppo Para, in collaboration with the association Ylda, is organising a collective exhibition for young artists one of the main events of “Contemporary Art”. Paratissima 2010 will take place from 3 to 7 November, and like the previous year, will be hosted in the San Salvario quarter of Turin.

The sixth edition of Paratissima, the “happening” exhibition of contemporary art, is dedicated to analogies between the kitchen, the “laboratory” of the house and the multiethnic area of San Salvario.
Just as the kitchen is an area for discovering new pleasures as well as the conservation and preparation of food, so San Salvario is the location for creative and artisan activities and the forms a framework for emerging talent.

In 2009, Paratissima came of age, 375 artists, 76 events, 39 private sponsors and 69 businesses of San Salvario were involved, to which must be added 43 non-commercial spaces transformed into locations for exhibitions. The number of visitors was estimated at 40,000.

This year, Paratissima 2010 will again repeat its role as the alternative event to ARTissima, offering a place for young talent, artists not yet established, to exhibit, spiced up with DJ sets, food, drink and live performances. Paratissima utilises various locations in San Salvario, from local bars, businesses and appartments to public spaces. The artists, from around the world, can exhibit their own work with the sole condition that they respect their host location.

Given the nature of the event, its aims, participants and regional collaboration, it will be supported by the Region of Piemonte, the City of Torino and Circoscrizione 8 (the quarter of San Salvario), it forms part of the calendar of Contemporary Arts Torino Piemonte and the Torino Youth European Capital, and is also assisted by the Camera di Commercio, by the Fondazione per l’Arte della FCRT, the Compagnia di San Paolo and by various private sponsors.

For the sample, we have the following artists who have participated in Revelados with their respective series:

Alicia Mesonero-Romanos, Ana Carla Martínez, Jesús Calero, Patricia Arnaiz, Alejandro Corbí, Frano Prochazka, Lorenzo Anceschi, Silvana Scuisatto, Luz Momediano, Laura F. Izuzquiza, Francesca Anita Modotti , Tito Gargamelli, Álvaro Leco, Manuel de Teresa, EzioD’Agostini, Mauro Corinti, Thomas Marroni, Alessandro Fascini, Laura Chacón, Marta Anglada, Aëla Labbé, Joana Queiroz, Massimiliano Perasso, Debora Barnaba.

TAU Visual Prize

The Pandillas de Chiapas project was published in book Premiofotografico, the book of the second edition of PremioFotografico: a book of 579 pages, hundreds of images, size 15x21cm bound in hard back. The book is distributed free to advertising agencies, media groups, agents, gallery owners and critics, as well as the winners placed in categories: authors who have had a placement (winners of the 5 areas, authors placed 1, 2 and 3 in 20 categories , and 1, 2 and 3 in the “new proposals”)

 

Road to Pacific coast

Road to pacific coast second part. These are the only directions that Google Maps can provide to reach the Pacific coast from the capital of Chiapas, Tuxtla Gutierrez.

Not possible to calculate driving directions between Tuxtla Gutièrrez and Tonalà

Use these directions for planning purposes only. Road conditions may differ from the map results due to construction projects, traffic, weather or other events. Plan your route by considering these factors. Respect road signs

 

 


Ejercito de Dios

Ejército de Dios, an organization founded in Chiapas in 2006 as a political-military affiliated with the National Confederation of Farmers, in early August 2009. Its goal is to defend the evangelicals who suffer injustice in the territory and promote sustainable development of the poorest communities in the region. Although its leaders say they haven’t weapons except the Bible is the Word of God, some believe that the organization as a “paramilitary group” expansion and with “allies”, supported by the State Government Juan Sabines.

 



Lucha Libre

Lucha Libre has identified itself with popular culture to the point of giving into the ring legend and all, the fighters that have written the history of this sport don’t represent a psychedelic figure, the mask represents the character of the fighter drawing a profile of true heroes. The pay stinks, the pace is exhausting, the spectacular takings body to body simulate a perfect theatrical work. The Free Fight is considered as the 1° sport of Mexico spread in the whole Latin America, behind the great history of the “Lucha Libre”  there’s the life of the fighters,  men and women heroes of the sport and in the life.

La Lucha Libre Messicana giunge al suo 75° anniversario grazie ad una piena identificazione nella cultura popolare a tal punto che la stessa si riflette sul ring durante i combattimenti. I lottatori che hanno scritto la storia di questo sport non rappresentano una figura psichedelica ma per l’immaginario collettivo quella di veri e propri eroi. La paga è minima, gli allenamenti estenuanti, le spettacolari prese corpo a corpo simulano una perfetta opera teatrale. La Lucha Libre è considerato come il 1° sport rappresentativo del Messico esteso in tutto il Latino America, dietro la grande storia della Lucha Libre c’e la vita dei lottatori, degli atleti, uomini e donne eroi nello sport e nella vita.