free ON three/ book trailer

These Italians teenagers use a legendary Italian transport called “APE Piaggio” like a car.

The “Ape Piaggio” was born in 1948 when Italy was still devastated by war, the lack means of transport was evident but many could not afford to buy a four-wheel.

Piaggio came the idea of building a commercial vehicle on three wheels ( bike+van) derived from a scooter, the first model was built from Vespa.
Even today, the Ape is for Italian teenagers a precocious desire to have a car as their older friends.

Change look, customizing appearance, sometimes the power of the engine, represents the final stage of their adolescence; defy the gravity laws running on three wheels above the speed limit, it’s essential to obtain a status symbol.

Ape/Car first time

 

I met these guys after several months research, looking their rallies, attitudes, habits, leading me to the choice portrait as the best form to describe the Apecar phenomen.

The first result of scan performed Kodak Portra color film 400 iso 6×7 medium format.

To calculate the correct exposure I’ve used light meter free iPhone application.

Ape/Car custom interior

ApeCar customized interiors are not evident like exterior, but also deserve great care because represent teen soul, Italian soul.

Some Apecar are MP3 Kits from range high performance speakers, other disco lights, some TomTom (satellite navigation), others simply decal.

A selection of unique customizations!

Ape/Car instagram

This is my new project, for now called “Apecar”.
These young Italians, use this legendary Italian transport called “APE Piaggio” like a car.

The first sighting of Apecar took place on May 2012.

The “Ape Piaggio” was born in 1948, when Italy was still devastated by war. The lack means of transport was evident, but many could not afford to buy a four-wheel. Piaggio came the idea of ​​building a commercial vehicle on three wheels ( bike+van) derived from a scooter. The first model was built from Vespa.
Even today, the Ape is for Italian teenagers a precocious desire to have a car, as their older friends. Change look, customizing appearance, sometimes the power of the engine, represents the final stage of their adolescence; defy the gravity laws running on three wheels above the speed limit, it’s essential to obtain a status symbol.

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Vivir Mejor on Voices mag.

Una selezione del progetto pubblicata su Voices mag. sotto il tema “Capitalismo”:

In Messico il governo si è posto l’obiettivo del programma “TU CASA” (a casa) composto da una copertura nazionale nel migliorare le condizioni di vita delle famiglie che si trovano in uno stato di povertà patrimoniale, mediante la concessione di un sussidio federale per acquistare, edificare, ampliare o migliorare la propria abitazione…

Voicesmag # 2 issue

Il secondo tema; “Ragioni per restare in italia”

“Un italiano su tre vuole vivere all’estero”. Lo afferma un ritaglio di giornale sul frigo di casa mia. Non ho idea del perché sia lì, né chi lo abbia messo, eppure lo tengo a testimoninza di un desiderio, quasi un monito, che rinnovo quotidianamente. Perché vogliamo andare via dall’Italia? perché vogliamo rimanere? Le risposte in entrambe i casi hanno il sapore del luogo comune, tanto plausibili quanto discutibili e neanche troppo dissimili da quelle di francesi, svizzeri o albanesi (..per citare a caso). La convinzione è che all’estero si vive meglio. Quale sia questo estero e cosa sia meglio, è tutto da stabilire.

Ragioni per restare è il tema di questo numero di Voices e, ritagli di giornale a parte, ci è sembrato interessante poterlo rappresentare fotograficamente chiedendo ai partecipanti un contributo. Un sondaggio che si occupa di Italia e di italiani, voluto non per stimolare un senso di appartenenza o di orgoglio nazionale, ma per raccontare scelte di vita proprie o altrui. Un tema che ha generato rinunce, difficoltà e silenzi tra i fotografi invitati, per questo nel mostrarvi le immagini vi chiedo: quali le ragioni per andarsene? …e aspetto le foto.

Andrea Delle Case

 

Voicesmag # 1 issue

Uno dice famiglia – niente più – solo famiglia, lo dice a una schiera di fotografi professionisti invitati a partecipare e attende una risposta. Immagina legami di sangue, rapporti di convivenza, discendenza e appartenenza; immagina amore e dolore. Loro, gli interpellati, rispondono con fotografie di una quotidianità rassicurante. La famiglia, nonostante tutto, conserva la sua accezione positiva, priva di ombre e di inquietudini da cronaca nera e si racconta attraverso lenzuola di lino e borotalco, anziane signore e vecchi ricordi, panni al sole e tavole apparecchiate. Una felice varietà di interpretazioni che premia chi guarda, costringendolo ogni tanto – solo ogni tanto – a funamboliche riflessioni sull’idea di famiglia.

Andrea Delle Case